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ROBIN SIEGE III 6/7/8 Marzo 2009 Siena – evento 40h - PDF Stampa E-mail

ROBIN SIEGE III 6/7/8 Marzo 2009 Siena – evento 40h -

 

Difficile sarebbe stilare un debriefing. Inizialmente dovevamo partecipare con 12 elementi. Più passavano i giorni e più aumentavano le defezioni. Prima Kuio diede forfait per problemi lavorativi, lo seguì Zeus, Snake, Yuri ed infine Virgil che fino a giovedì-venerdì aveva le placche alla gola…

Operatori: Diomede, Virus, Ultimo, Ocelot, Zeta (SBS TEAM), Micio (SBS TEAM).

Infiltrazione ore 22.00 di venerdì 6 marzo.

Il fatto di avere qualche problema cartografico, ci ha portato a conseguire un solo OBJ dopo 12 ore di cammino (senza sosta), con zaini ed equipaggiamento del peso di 30 kg ciascuno. Il morale ovviamente non era buono anche perché la pianificazione iniziale, che contava su dodici operatori, prevedeva di dividere il campo in settori. Questo avrebbe permesso di risparmiare tempo e fatica. Dopo aver guadato torrenti, risalito intere montagne e conseguito un solo obj dopo molte ore, Ocelot e Zeta esfiltrano. Diomede, Virus, Ultimo e Micio decidono di continuare cercando di porre rimedio ad una gara cominciata davvero male. Nessuna colpa deve essere imputata a chi è esfiltrato, ognuno suona la campana quando crede.

 

Seguiamo alla meglio le indicazioni del GPS basandoci in parte sulla mappa, consci che ben poco avremo potuto fare in quattro, ma la stanchezza era direttamente proporzionale alla nostra grinta! Il tempo correva ed alle 15.30 avremo dovuto tendere un agguato al Colonnello Raddo. Sapevamo che solo volando avremo raggiunto la posizione dell’agguato, ma fino alla fine, fino all’ultimo centimetro di strada, abbiamo sperato di arrivare in tempo.

Dopo un paio d’ore di cammino, giungiamo in vista di un OBJ posto sulle pendici di una montagna. Dopo aver riflettuto sull amiglior strategia d’attacco, decidiamo di chiedere luce verde al comando. Accordatoci il permesso di ingaggio, ci avviciniamo in modalità stealth. Eravamo senza fiato, ma determinati a dare spettacolo ai difensori, superiori di certo nel numero. Spavaldi e consci di essere svantaggiati, costeggiamo il lato maggiore di un casolare fino ad arrivare in prossimità dell’angolo dietro il quale provenivano delle voci. Mi affaccio ed apro il fuoco su tre difensori, il caricatore fa cilecca e ne colpisco solo due. Il resto è solo storia che degnamente entrerà nelle pagine dei debriefing BTJO. Mentre Virus, Ultimo e Micio fanno frullare le ASG, provo a passare sotto una staccionata, ma lo zaino mi si impiglia nel filo spinato, decido di desistere ed entro in una stalla dalla quale elimino il terzo avversario. Micio, Ultimo e Virus tengono impegnati altri difensori tenacemente! MA QUANTI SONO!!? Cade il quarto avversario, seguito a breve dal quinto (ottimo l’operato dei miei compagni di squadra). Pensavo fosse finita, quando sento ringhiare altre ASG. Cade il sesto avversario e dopo un aspro scontro, Ultimo riesce ad eliminare il settimo ostile. Piazzo il C4 e mi allontano. OBJ conseguito con soli quattro operatori che le hanno suonate a sette avversari asserragliati dentro un edificio. Ancora ansanti per la fatica e con i crampi che ci dilaniano, corriamo verso il luogo dove avremmo dovuto tendere l’imboscata al convoglio del Colonnello Raddo. In barba a chi non credeva che vi arrivassimo in tempo, giungiamo in loco con 5 minuti di anticipo e soprattutto dopo aver conseguito anche un obj. Purtroppo, a causa della mancanza del cartografo, non abbiamo determinato in maniera corretta la via che avrebbe dovuto percorrere il convoglio e la nostra grande occasione sfuma. Cerchiamo di fare il punto della situazione e raccogliere le forze. Gli zaini ormai ci hanno piagato le spalle sulle quali sono da più di 15 ore; leggo negli sguardi dei compagni le medesime sensazioni di desolazione e spossatezza, ma anche un flebile barlume di determinazione ed il rifiuto categorico di ritirarsi prima di aver conseguito almeno un altro OBJ. Inoltriamo perciò al comando la richiesta di luce verde per attaccare un casolare, che sappiamo benissimo essere il quartier generale della controinterdizione, superiore tre volte il nostro numero. Per come erano messe le cose, non ci riguardava quanti fossero gli avversari, sapevamo di dover piazzare il C4 e di tenere alto il nome della nostro sodalizio, questo ci bastava. Ottenuta luce verde, quattro softgunner stremati e determinati si lanciano all’assalto di un casolare da cui otto ASG cominciano a sputare teflon ininterrottamente, cerchiamo di tener testa all’ingaggio e sulle prime ci riusciamo. I caricatori si svuotano rapidamente e gli avversari sfruttano a dovere i ripari offerti dalla struttura. Una pattuglia ostile in rientro alla base formata da quattro operatori, ci sorprende alle spalle, ma le teniamo testa. Ora siamo circondati da dodici avversari che sfruttando la copertura offerta dai compagni, provano l’avvicinamento e l’inevitabile soppressione del nostro team. Mentre l’ottimo Virus, Ultimo e Micio tengono impegnati gli avversari, tento l’aggiramento del casolare lanciandomi in campo aperto. Ciò basta per attirare l’attenzione di un difensore che abbandona la sua posizione per seguirmi. Micio lo colpisce alle spalle, spianandomi la strada. Giunti all’ingresso del casolare, purtroppo Micio viene investito da una raffica, provvedo ad eliminare chi ha aperto il fuoco su di lui, rincarando la dose su un ostile che faceva capolino da una finestra. Finalmente vedo la cassetta dove riporre il C4, che provvedo celermente a piazzare. Dopo un cruento ingaggio vengo colpito ed il nostro assalto può dirsi concluso. Conto nove avversari caduti su dodici…

Nessuno è in cerca di sogni di gloria ed ognuno è libero di pensare quel che vuole, io so solo che insieme ad altre tre persone abbiamo dato il massimo e fatto cose che vanno oltre le opzioni messe a disposizione dal fisico e dalla mente.

Trascinandoci un passo dietro l’altro cerchiamo di raggiungere il ponte da far detonare, una pattuglia di controinterdizione ci blocca la strada e comincia ad attaccare, se avessimo accettato l’ingaggio avremmo comunque perso punti. Decidiamo di ripiegare nel bosco, dove l’avanzata è assai più lenta e difficoltosa. Ultimo ha gli occhi rossi ed un colorito che se lo paragonassi al bianco risulterebbe anche più chiaro, ma ogni volta che cercavo di sondare il terreno chiedendogli notizie in merito al suo stato psicofisico, ricevevo solo risposte positive. Mi ha davvero sorpreso. Arrivati al primo ponte, appuriamo che già è stato fatto detonare; altri due km in salita ci dividono dal secondo ponte, ma avevamo dato il massimo e più di questo non potevamo pretendere. Esfiltriamo stanchi ma felici. Questa è la cronaca di quanto vissuto. Virus è una garanzia, lui non molla e preferirebbe morire piuttosto che lasciare una gara a metà. Micio si è rivelato un ottimo giocatore e la sua presenza è stata fondamentale. Ultimo mi ha stupito davvero, prima di partecipare alla Robin Siege III disse: “non vi deluderò” ed ha mantenuto la parola. Nonostante fosse la sua prima gara di HSA, non si è mai lamentato, ha creduto, sofferto, sperato e combattuto fino alla fine. E’ la conferma che la volontà supera i limiti imposti dal fisico ed è un ragazzo che ha guadagnato a pieno titolo la stima di tutti.

In conclusione, mi scuso per i toni “stoici” del report, ma non trovo altro modo per esprimere quanto vissuto. Non voglio scimmiottare imprese epiche, non credo che esistano super eroi della nostra disciplina, ma ci sono delle cose che vanno al di la di 4 pallini di plastica ed un’ASG. Il motto proposto da Virus credo si sposi bene con quanto vissuto ed andrà a sostituire quello attuale del Bravo Team Joint Operation che finchè rimarrà in piedi, ricorderà fiero questa gara a prescindere dalla classifica, quindi: USQUE AD FINEM!!!!!!!

Diomede

 
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