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Erano le 20.45 a breve avremmo dovuto lasciare la “nave madre” Queen Elisabeth II, calarci nei gommoni e far rotta verso la spiaggia. Aleggiava una forte inquietudine tra i presenti, forse causata dal buio e dal silenzio nel quale eravamo immersi, o forse dalle sparute fioche luci che si intravedevano in lontananza, contribuendo ad alimentare il senso di desolazione che permeava l’aria. Nessuno dei quaranta ragazzi presenti aveva domande da rivolgere al responsabile che, terminato il briefing, concluse con le raccomandazioni di rito ponendo con enfasi l’accento sull’aspetto sicurezza. Avevo stretto amicizia con Machx, un ragazzo del 103° Aviotrasportato, neofita al primo combat, che si era gentilmente offerto di collaborare per caricare sui gommoni l’equipaggiamento tattico necessario al mio club per l’operazione. Non appena nelle imbarcazioni ci rendemmo conto che non avevano la stabilità, a causa delle dimensioni decisamente ridotte, della Queen Elisabeth II, avvertendo inoltre, un vento impetuoso spazzare i volti segnati dalle creme atte a mimetizzarli. Il piano prevedeva un avvicinamento furtivo, ma i remi erano inutilizzabili a causa della forte corrente che, vorticosa, ci spingeva verso il largo. Accendemmo i motori nella speranza che il fragore generato da quell’ indomite onde, coprisse il rumore delle imbarcazioni in movimento. Quattro gommoni, contenenti ciascuno una squadra di dieci elementi, fecero rotta verso riva navigando in parallelo. Il mare mosso, a causa del forte vento proveniente da terra ed il conseguente beccheggio dell’imbarcazione, fecero dare di stomaco più di qualcuno. Immersi nel buio stringevamo nodose funi senza le quali saremmo stati catapultati in mare, le violente sferzate d’acqua penetravano nella retina delle maschere facendo lacrimare gli occhi, ma era: “fatto divieto assoluto toglierle, neppure per un istante” mi sembra recitassero così le parole pronunciate dal responsabile delle operazioni durante il briefing, che ormai sembrava lontano anni luce perso nel buio della notte, nella quale risplendeva solitario uno spicchio di luna scortato da qualche stella che a tratti faceva capolino tra le nubi. Sapevamo che a terra, oltre ai Cavalli di Frisia che avrebbero potuto offrire una parziale copertura, non avremmo trovato altro dietro cui ripararsi, l’unica certezza era che quattro Vulcan,due Minimi e trenta agguerritissimi gunner preposti all’interdizione, erano pronti a dare il loro caloroso benvenuto. Il responsabile designato dal nostro club per coordinare le operazioni era Charlie, nel caso l’avessero colpito sarebbe subentrato Saigon e via via, in ordine, il resto della squadra: Virus, Solid, Black, Ser, io, Ombra, Barak, Drosi. Riflettevo sulle sensazioni provate dai soldati durante l’ultimo conflitto bellico in situazioni analoghe, come noi sicuramente, avrebbero desiderato il più tardi possibile toccar terra, nonostante l’acqua che impetuosa riempiva il fondo del gommone appesantendo mimetiche e zaini tattici. Così come un coltello che affonda nel burro, l’imbarcazione fendeva le tenebre che silenti si richiudevano repentinamente alle nostre spalle. Voltandomi constatai che la Queen Elisabeth II era stata inghiottita nel nulla, quando uno scossone mi riportò alla realtà. Arguii che il gommone si fosse arenato sul bagnasciuga, spalancando gli occhi alla ricerca di qualche forma di interdizione….silenzio. Serrammo i lacci degli anfibi, simultaneamente ci liberammo dei giubetti di salvataggio gettandoci a terra. L’obiettivo primario consisteva nel prendere possesso dei pezzi di artiglieria pesante che impedivano ai mezzi da sbarco corazzati di avvicinarsi alla costa. Charlie strisciando andò in avanscoperta, tutte le ASG erano puntate verso l’oscurità. Che avessimo sbagliato luogo per l’approdo? Ipotizai che la corrente ci aveva spinti altrove, magari a qualche km di distanza dall’obiettivo, avremmo perciò potuto aggirarlo evitando l’attacco frontale. Ottimo! Beneficiai delle sensazioni positive scaturite da questi pensieri con rinnovato vigore, considerando che per una volta il destino era stato benevolo, ma il suono di un cicalino che ruppe il silenzio, dileguò ogni speranza sedimentata nel cuore sciogliendola come neve al sole, ne avvertimmo un altro poco distante. Mine antiuomo! Colsi negli occhi dei compagni, che sfavillavano increduli nell’oscurità, un lampo di stupore per quel che temevamo dovesse accadere e che speravamo avvenisse il più tardi possibile. Si accesero due grandi fari che illuminarono come fosse giorno, proiettando grandi occhi ovali sulla sabbia che insistentemente ondeggiavano da destra verso sinistra in cerca di prede. Un uomo di un’altra squadra sbarcata, aprì il fuoco… “Fermi!” si udì presumibilmente dalcaposquadra , ma era troppo tardi…..seguì un attimo di quiete prima dell’inferno che di li a poco si sarebbe scatenato, notai un gran numero di insetti affastellarsi nei pressi delle luci proiettate, desiderai per un attimo di trovarmi al loro posto, in seguito mi resi conto che non esisteva luogo sicuro su quella maledetta spiaggia e non vi era granello di sabbia che non fosse sotto tiro. Una quantità incalcolabile di BB fu scaraventata verso di noi, tanto che l’acqua del mare alle nostre spalle sembrava ribollisse trafitta da migliaia di colpi. Alla meglio ci riparammo dietro ai cavalli di Frisia, qua e la si udiva: “Colpito!” vedevo gente che, gettata l’ASG, scavava con le mani buche nella speranza di salvarsi. Charlie, il primo partito in ricognizione, era incappato in una mina sonora. “Saigooon! Cosa facciamo!” “Saigoon!” “A te il comando!” Scorsi Ser e Virus scavare con la pala da campo che avevano in dotazione. Mi gettai dietro ad un cavallo Frisia che a malapena offriva riparo. L’insistente tintinnio metallico dei BB su di esso e l’intensa luce immobile, mi confermarono di essere sotto tiro, rimasi fermo con le gambe al petto appiattito il più possibile, sarei voluto sprofondare nella sabbia; frastornati dall’evolversi degli eventi, nessuno ancora rispondeva al fuoco. “Al riparo!!!” “Dietro le imbarcazioni, presto!!!” “Ripiegare, ripiegareeee!!!!!” Urlò Barak. Dopo poco vidi i fasci di luce ondeggiare affannosamente seguendo le truppe in movimento, il fuoco venne intensificato, immaginai una Vulcan o qualcosa di simile fosse arrivata di supporto, finalmente al riparo dei gommoni, nonostante le ingenti perdite, cominciammo a rispondere al fuoco. Saigon che, in seguito alla perdita di Charlie aveva rilevato il comando, concordò via radio un attacco congiunto verso la postazione alla sinistra del faro per aprire un varco e permettere l’avanzata. Concentrammo il fuoco sul punto convenuto e, nonostante fossimo bersagliati costantemente, riuscimmo a mettere fuori uso la postazione, “Ora!!! Via via viaaaaa!!!” “Copertura!” “Coprite la squadra in movimento!!!” Partì la squadra alla nostra destra nel tentativo di irrompere nel varco creato, distante 30 mt circa, ma furono falciati tutti inesorabilmente ed i pochi superstiti eliminati dalle mine che non facevano altro che stridere. Gli Alpha4 s.a.t., ai quali dobbiamo molto, partirono con l’armamento pesante impavidi correndo disperatamente, qualcuno di loro si salvò gettandosi inavvallamenti del terreno, il resto fu eliminato dalle mine, li vidi cadere uno ad uno ed allontanarsi con le armi alzate sopra la testa… le 23.45, da circa due ore e mezza eravamo bloccati li. Mi chiesi coma mai non finissero i BB all’interdizione e soprattutto come facessero a mantenere un così alto e costante volume di fuoco. Con poche speranze il 103° Aviotrasportato comunicò via radio la propria determinazione di provare a sfondare, cosa ne sarebbe stato di Machx? Era al suo primo combat e non si sarebbe certamente salvato, mi sentivo in dovere di fare qualcosa per lui…Ma cosa? Eravamo numericamente inferiori! Cercammo invano di concentrare il fuoco su un’altra postazione, ma l’attacco purtroppo non sortì l’effetto desiderato. Nel disperato tentativo di coprire le squadre che ci avevano preceduto, avevamo sparato molti colpi, il mio Mp5 credo non abbia mai sopportato tanto. Saigon concertò con il comandante del 103° che fosse giunto il momento di provare a sfondare caricando simultaneamente, covando la remota speranza che almeno qualcuno riuscisse a passare. Centinaia di BB continuavano a sibilare sopra le nostre teste finendo in acqua; un istante prima che fosse suonata la carica, vidi Saigon, Virus e Machx correre a capofitto verso est….Cosaaa? Siete impazz…. Non feci in tempo a terminare la frase che compresi quale fosse il loro intento. Stavano attuando un diversivo per distogliere l’attenzione del nemico attirando il fuoco nella loro direzione, nel contempo la consapevolezza che non sarebbero più tornati saturava la mente di ognuno di noi; i BB alzavano granelli di sabbia che schizzavano unitamente all’acqua sfiorando i loro anfibi, quasi li stessero inseguendo come bestie bramose, Colpito! Cadde Virus, Nooo! Anche Saigon fu colpito scivolando rovinosamente! Suonò la carica, Viaaaa! Avantiii!!! Aprendo il fuoco verso un punto dell’oscurità non ben precisato, ma dove pensavamo fossero le postazioni fisse, ci gettammo a capofitto verso il varco, Solid fu eliminato da una mina e Black falciato inesorabilmente da unapotente raffica. Quel che seguì sembrò la scena di un film ripresa a rallentatore. Oltrepassai il varco saltando dentro una trincea, con la coda dell’occhio vidi Machx , miracolosamente illeso ed esausto, che continuava a correre nel disperato tentativo di raggiungerci. Corri! Venti metri alla salvezza… quindici metri, “Forzaaa Machx!!!” “Non mollare!” Rallentò leggermente l’andatura….trattenni per un braccio Ombra che voleva raggiungerlo per aiutarlo….Dieci metri. “Salta dentro!!!” La luce di un faro lo seguì finchè non lo raggiunse una raffica facendolo stramazzare al suolo ansante e stremato. “Nooo!” Cercai con lo sguardo Ser, l’attuale caposquadra, scorgendolo sulla spiaggia intento a trascinare i codardi per il tattico e spingendo avanti chi rimaneva al sicuro dietro ai ripari rinunciando ad avanzare. Colpito! Anche Ser fu colpito da quel muro di fuoco impenetrabile. Ci trovavamo lateralmente rispetto alle postazioni di artiglieria che con qualche difficoltà tentavano di orientare le ingombranti ASG nella nostra direzione. “Oraaa!” Urlò il comandante del 103° Aviotrasportato miracolosamente scampato ad una raffica incrociata. Cominciarono a piovere sulla difesa fumogeni e granate trasportate da uomini che strisciando facevano da ponte fra noi ed icolpiti ancora distesi sulla spiaggia. Stremati, noncuranti di quanto “frullassero” le ASG, non facemmo economia di BB aprendo il fuoco a valanga, vidi uomini cambiare continuamente caricatore gettando quello esaurito sulla sabbia ed urlando partire all’assalto in ordine sparso; avevano eliminato i nostri compagni, non dovevano cavarsela!
Mi resi conto di essere il caposquadra, dato che Ser era stato beccato. Spronai i miei ad avanzare, ma fu quasi inutile, regnava una gran confusione, a malapena distinsi Ombra, probabilmente a corto di munizioni, abbandonare a terra l’ASG estrarre la Desert Eagle per sparire dentro ad una trincea. L’odore dei fumogeni era terribile e la visibilità ridotta al minimo. Mi gettai a capofitto verso il nemico sostituendo un caricatore dopo l’altro in corsa, la seconda postazione d’artiglieria fu conquistata e prontamente rivolta verso le altre, per tentare di abbatterle e farle cessare di sputare BB in maniera ininterrotta. Dopo poco cadde anche la terza postazione, ne rimaneva solamente una, ma sembrava che la difesa si fosse asserragliata dietro i sacchi di iuta pieni di terra disposti in circolo intorno a quest’ultima Vulcan che continuava a mieter vittime. Tutti i superstiti dell’attacco, erano addossati in un avvallamento, mi guardai intorno per cercare qualche viso amico, intravidi dieci persone, esauste ed a corto di munizioni che continuavano a fare la spola strisciando a terra per recuperare i caricatori dai colpiti, che secondo il regolamento, si sarebbero potuti alzare solo dopo aver ceduto le proprie munizioni o ASG, non potendo perciò porgerle ai compagni ne avvicinarsi. Esclamai: “Attacchiamo frontalmente Ombra!”“Cooosa?” Rispose lui. “Il loro fuoco è concentrato da questa parte non si aspetterebbero mai un attacco frontale dal mare!” “E’ un suicidio” commentò Drosi. “Nessuno ha mai sostenuto il contrario, Forse lo è……”aggiunse Barak visibilmente sfinito grondante sudore e sabbia. Chiedemmo al 103° Aviostrasportato copertura pesante per permetterci di percorrere a ritroso la strada e raggiungere i gommoni con cui eravamo sbarcati. Il comandante ci assicurò copertura, ma non approvò, dicendo che avrebbe preferito muovere da quella postazione e non disgregare il gruppo. Non c’era molto da decidere, madidi di sudore, raccogliemmo le ultime forze rimasteci, tornando sui nostri passi, ripercorrendo la strada sulla quale erano ancora impresse orme fresche. Giunti che fummo alle imbarcazioni, fortunatamente illesi, lanciammo le ultime due granate verso l’obiettivo, guardandoci bene dall’avanzare per timore di incappare nelle mine che in quel punto erano ancora attive. Una granata rotolò ai piedi della postazione, ma nessuno si dichiarò, probabilmente non esplose…o la tensione era talmente alta che gli occupanti non s’accorsero di essere stati colpiti. Maledizione! Aprimmo il fuoco bersagliandoli pesantemente ed il tiro incrociato, con il 103° Aviotrasportato sull’obiettivo, fece ottenere finalmente il risultato ardentemente bramato. Colpito! La postazione cadde…..segui un lungo momento di silenzio,rotto d’improvviso da urla di giubilo. Il grido: “Finitaaaa!” riecheggiò alto sopra il fragore delle onde quasi ardisse ad infrangerle. L’area era libera, le perdite ingenti, esausti ci accasciammo a terra ancora con il fiato sospeso. L’area colpiti delimitata dal nastro bianco e rosso, era sovraffollata, il vento come se avesse seguito lo svolgersi del combat e volesse finalmente rilassarsi, cominciò a calare mutando in leggera brezza. Non restava che montare le tende ed accamparci per la notte, nonostante ci dividessero dall’alba solo poche ore.
Il rumore dei gommoni salpati in maniera repentina, si perdeva ormai in lontananza tra le brume della notte, che silente correva verso il crepuscolo. Placida distendeva le sue dita nell’acqua, come per afferrare quel timido spicchio di luna riflessa, che galleggiando spensierato, le onde di buon grado accarezzavano. La spossatezza e la tensione, che man mano andavano scemando, ci indussero a riposare sulla sabbia, inebriati dall’odore della salsedine, cullati dal mormorio del mare.
Ai primi chiarori dell’alba mi destai, si era trattato solo di un sogno….un bel sogno durato a lungo, avevo la testa poggiata su un soffice cuscino di piume, a breve mi sarei andato a custodire pronto per affrontare una nuova giornata lavorativa, ma quando le palpebre leggermente si aprirono, disordinatamente una folla di ricordi cominciò ad affiorare alla mente. Si palesò un ambiente familiare, un dejà-vu, non trovai morbidi cuscini, ma sabbia smossa tutt’intorno, come se vi fosse transitata una mandria di cavalli selvaggi. Vista dall’alto la spiaggia appariva come una grande distesa ornata da piccole numerose macchioline, un attento esame avrebbe rivelato che si trattava di corpi distesi ovunque. Mi misi a sedere battendo forte le palpebre per mettere meglio a fuoco. Come un fiume in piena pensieri e ricordi irruppero negli argini della mente, notai più file di sacchi di iuta colmi di sabbia disposti in linea retta parallelamente al bagnasciuga,le ASG utilizzate dall’interdizione erano state rimosse, la spiaggia era disseminata di quelli che a prima vista apparivano come piccoli sassolini, ma osservando meglio, rivelavano essere centinaia di migliaia di BB. Rintracciai il mio zaino tattico coperto in parte dalla sabbia, probabilmente scaricato dal gommone che la sera prima aveva fatto ritorno alla Queen Elisabeth II con i colpiti. Rovistando nell’interno trovai qualche galletta e del pane raffermo. Consumato il pasto,andai alla ricerca della squadra o meglio di ciò che ne rimanesse trovando Ombra, Barak e Drosi distesi supini, con la mente persa in chissà quali sogni, emissari del profondo sonno che regala una dolce momentanea amnesia. Erano le 6.00 AM, , presto sarebbero stati bruscamente catapultati nella realtà che, date le ingenti perdite, non era poi così felice. Stiracchiandosi qua e la, qualcuno disseppellendo l’ASG, cominciava a rendersi conto di dove fosse e prima che questa consapevolezza si diffondesse passò molto tempo.
Riempiti i caricatori e sostituite le batterie dei fucili, aprimmo la busta con le istruzioni per raggiungere il secondo ed ultimo obiettivo. Eravamo non più di dieci uomini, io ed i miei tre compagni unicisuperstiti dei Band ofBrothers, due elementi del 103° Aviotrasportato, altrettanti dell’Alpha4 S.A.T. e due reduci dello Special Cobra Corps Pesaro. L’obiettivo consisteva nel disinnescare un missile ubicato da qualche parte tra le dune e difeso daun numero non ben definito di ostili. Ci mettemmo in marcia quando il sole già dominava il cielo. Se avessimo potuto immaginare cosa sarebbe capitato, probabilmente avremmo optato per seguire un’altra via, ma proseguimmo ignari di tutto con il solo desiderio di concludere vittoriosamente quella che si era rivelata la più epica delle battaglie mai combattute dai softgunner. Ben presto la sabbia riempì gli anfibi ed il sudore cominciò a colare copiosamente dalla fronte incanalandosi in rigagnoli diretti agli occhi. Dopo circa un’ora di marcia gli scout inviati in avanscoperta del 103°, riportarono che eravamo in prossimità dell’obiettivo e stranamente non vi era traccia alcuna di interdizione. Strisciando sulle dune giungemmo a cinquanta metri dal missile, pattugliando con l’ottica Barak si accorse dell’esistenza di feritoie spuntare dal terreno. “Bunker interrati!” esclamò comunicandolo al resto della squadra. Optammo per l’avvicinamento silenzioso, rimanendo ventre a terra ed avanzando lentamente nella speranza che non ci notassero le sentinelle nei bunker, che immaginavamo pieni come formicai brulicanti di ostili. Inconsapevoli che la porta per l’inferno fosse dietro l’angolo e che attendesse che la varcassimo per richiudersi poi alle nostre spalle, proseguimmo con cautela. Durante la manovra di avvicinamento, qualcuno aprì il fuoco… la cosa peggiore era che i BB provenivano dalle nostre spalle! Perché eravamo stati così sciocchi da non prevedere almeno due uomini in retroguardia che coprissero l’avanzata? Rispondemmo alla meglio al fuoco costringendo gli ostili a diminuirne l’intensità e cercare riparo. D’apprima dall’interno dei bunker interrati cominciarono a provenire urla: Svegliatevi! Ostile in avvicinamento! Fuoco! Fuoco! Fuoco! Poi li vedemmo sputare centinaia di BB. Ci trovavamo tra due fuochi e senza copertura. “Colpito!” Fui centrato in piena nuca! Maledizione! Rimasi a terra trattenendo il respiro, Barak prima di essere colpito, staccò una granata dal mio tattico lanciandola all’interno di un bunker, si udirono brusii ed un tonfo secco. Centrati! “Avanzareeee!” Urlò Ombra assumendo il comando. Nella disperata corsa verso il missile caddero i due dello Special Cobra Corps Pesaro ed i valenti uomini dell’ Alpha4 S.A.T. Accovacciati ai piedi del missile, sfruttando i naturali avvallamenti della sabbia come copertura,Ombra e Drosi mantenevano la posizione mentre i ragazzi del103° Aviotrasportato tentavano di disinnescare la testata, uno di loro purtroppo fu colpito, eroicamente Drosi si alzo in piedi aprendo il fuoco con cadenza pesante facendo da scudo umano a l’ultimo del 103° “In fretta!” Urlò. “Non resisteremo ancora molto…..” ”Colpito!” Anche Drosi cadde. Ombra, emulando Drosi si alzò a sua volta girando freneticamente la rotella del caricatore per far salire i BB con più celerità sparando ininterrottamente. “Non so quale tagliare!” Esclamò l’uomo che armeggiava nervosamente con i fili alle sue spalle. Seguivo l’azione senza distogliere lo sguardo rimanendo con il fiato sospeso “Colpito!” Ombra! Nooo!!! Era finita davvero? Senza copertura presto il ragazzo del 103° sarebbe stato crivellato, gli occupanti dei bunker interrati alla spicciola stavano uscendo per intervenire…..Un lungo suono stridulo segnalò che la testata era esplosa ed il combat finito. Sfiniti più dalla tensione che dalla stanchezza, fissammo gli ostili manifestare il loro giubilo per un pò. Con il sapore della vittoria ancora in bocca e che ormai andava svanendo cedendo il posto all’amaro della sconfitta, raccolte le nostre cose ci avviammo verso la spiaggia. Lungo il tragitto osservai le nuvole rincorrersi nel cielo, piano piano affiorarono alla mente ricordi della notte trascorsa sul filo di lama, con Machx che faceva lo slalom tra le raffiche, chissà come avrebbe commentato il suo primo combat. Immaginai che potesse definirlo: Caotico e spossante, trascorso tra gente che ama divertirsi senza far male a nessuno in un contesto dove per una volta la politica non entra in gioco e dove l’onestà ed il rispetto per il prossimo primeggiano. Forse tutti i conflitti bellici dovrebbero risolversi così, senza feriti ne vittime, chissà un giorno……… GrazieBand of Brothers Morlupoper avermi fatto vivere questa esperienza indimenticabile.
Nick: Diomede
Ruolo: Membro Consiglio Direttivo
Team: Band of Brothers
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