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Operazione “Anello di Re Salomone” PDF Print E-mail
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Operazione “Anello di Re Salomone ”

25-02-2007 Riofreddo

Vorrei cominciare questo report significando che la tappa di campionato C.R.L. svoltasi a Riofreddo, organizzata e magistralmente diretta dalla Compagnia Easy, è assimilabile alla categoria di gare definite “Hard Combat”, considerato che solo una squadra su 13 ha raggiunto e conquistato tutti gli obiettivi, ma andiamo con ordine.
Sveglia ore cinque, arrivo a Riofreddo (650mt s.l.m.), ore otto. Dopo esserci rapidamente preparati ci accingemmo ad ascoltare il briefing, eravamo motivati e pieni di energia, consci che non sarebbe stato facile, ma non potevamo immaginare ciò che sarebbe accaduto. Ci furono consegnati cinque panetti di esplosivo “C4” ed una mappa topografica con indicata l’ubicazione degli OBJ che constavano in: tre postazioni missilistiche fisse, una mobile ed una stazione radio da annientare, ad esser sinceri credevamo ci fornissero le coordinate GPS, ma non costituì un problema. Charlie con l’ausilio della bussola e righello, segnò i possibili Waypoint ed i punti cardinali sulla mappa. Infiltrammo alle ore nove del mattino, il cielo grigio non faceva presagire nulla di buono, il silenzio riecheggiava nella valle in cui ci trovavamo. Dopo poco, cogliemmo una pattuglia di sorpresa compiendo la manovra di avvicinamento in maniera impeccabile, arrivando ad otto metri dalla loro posizione senza essere minimamente uditi, notammo che non indossavano protezioni per il viso, decidemmo di essere corretti ed offrirgli la possibilità di proteggersi, prima di aprire il fuoco. Pochi minuti trascorsero prima che la pattuglia cadesse. Procedemmo verso il primo OBJ seguendo un sentiero che serpeggiava sul costone della brulla montagna e che, purtroppo per noi, era spoglio da qualsiasi tipo di vegetazione, questo consentì all’interdizione di avvistarci ed organizzare un caloroso benvenuto. Giunti che fummo ad una distanza di 100 metri dalla postazione missilistica inviammo, di comune accordo, tre uomini verso la sommità della montagna, si attestarono a circa 20 metri da noi e sfruttando la posizione elevata, bersagliarono le postazioni avversarie in perfetta sincronia con il resto del team che nel frattempo decimava gli occupanti dell’avamposto. Ottimo fu l’operato di Willer e Ser, distintisi per la particolare precisione ed accuratezza con cui condussero l’attacco. Dopo poco si verificò una situazione di stallo, l’ultimo occupante dell’interdizione, rifugiatosi dietro un telo mimetico, teneva in scacco l’intera squadra i cui colpi si infrangevano senza sortire alcun effetto contro la postazione, collocata in posizione difendibile. Sfruttando la copertura offerta dai compagni che tenevano inchiodato l’avversario, mi lanciai a capofitto in avanti riuscendo ad eliminarlo, ma anche lui mi colpì, il mio sacrificio giovò all’intera squadra, quindi poco male. C4 inserito nella postazione missilistica. OBJ conquistato, un solo caduto sul campo. Eravamo ancora freschi e riposati, credevamo che il prossimo obiettivo non fosse poi tanto distante e che, al massimo avremmo dovuto risalire qualche collina. Li per li non ci rendemmo conto che non esistevano colline da quelle parti, ma vere e proprie montagne con dislivelli di 400/500 metri. Arrivati che fummo a valle, cominciammo la lunga scalata verso la cima della montagna sulla cui sommità l’ottimo navigatore Charlie, coadiuvato da Wolverine e Vasiliy, aveva individuato l’ubicazione della postazione radio da far saltare. Eliminammo a mezza costa una pattuglia di interdizione, ottimo il lavoro svolto da Wolverine di cui perdemmo le tracce durante l’ingaggio, pensammo si fosse sganciato dal resto della squadra per tentare l’aggiramento e sfiancare gli avversari. Arrivò la comunicazione radio in cui Wolverine riportava che gli ultimi due uomini della pattuglia avversaria erano caduti. Grazie anche al suo operato fu dato il fine ingaggio, complimenti anche a Barak per l’ottima copertura offerta a tutto il team. Arrivati sulla sommità della montagna non trovammo alcuna traccia della postazione radio, la stanchezza cominciava a farsi sentire, ma non ci fermammo e proseguimmo alla volta del promontorio più vicino, con l’intento di scorgere qualche segnale o indizio che portasse all’individuazione di quella maledetta postazione. Arrivammo esausti in cima e non accogliemmo con entusiasmo la ferale notizia che Charlie ci comunicò… La postazione radio distava circa 1 Km in linea d’aria, per raggiungerla occorreva scendere a valle e risalire un impervio crinale. Si fece strada con prepotenza nelle nostre teste l’idea che non si trattasse di una normale gara di soft air disputata in collina, ma di una Recon impostata e pianificata su larghi spazi, non potevamo immaginare che l’organizzazione avesse piazzato gli obiettivi a distanze chilometriche sulla sommità di vere e proprie montagne, presto tutto fu chiaro e quei dubbi che ci attanagliavano divennero prima certezze e poi realtà. Scendemmo a valle per poi risalire l’impervio crinale, giungendo così nei pressi della postazione radio. Eliminai un elemento dell’interdizione, ma non potei evitare la raffica diretta da un avversario ben appostato in un intrico di rovi, mi dichiarai colpito e raggiunsi il resto della squadra ormai decimata, rimanendo in attesa dell’imminente fine ingaggio. OBJ mancato… mi accorsi che in area colpiti stazionavamo in sette elementi. Questa constatazione bastò per riaccendere una fioca speranza che, considerate le perdite subite, appariva assai lontana. Vasiliy forse è ancora in vita! Mi guardai intorno con rinnovato vigore, dopo poco vidi spuntare una sagoma nera da un cespuglio.. Siii, era Vasiliy!!!! Riecheggio nell’aria l’esclamazione “colpitooo!!!” il cuore smise di battere per un momento…una pesante raffica proveniente dall’ASG di Vasily impattò contro l’ultimo occupante della postazione avversaria, grida di giubilo accompagnarono la finta deflagrazione (se fosse stata reale il boato dell’ovazione l’avrebbe sovrastata) del C4 inserito nella postazione radio. OBJ conquistato! Volevamo fermarci per riprendere fiato, tutti sudavamo copiosamente, ma pattuglie dell’interdizione si stavano approssimando ed ammassando in forze verso la nostra posizione e fummo costretti a proseguire. Scendemmo a valle, nonostante il cielo fosse dominato dalle nuvole non potemmo beneficiare di quel po di luce che filtrava perché ci trovavamo tra due montagne la cui sommità distava 400 metri dalla nostra posizione. Con sconforto osservammo le brulle cime, aggrappandoci alla vaga speranza di evitare una nuova scalata, ma Charlie mise in fuga ogni perplessità… dovevamo procedere. Dopo una lunga e spossante marcia senza soste, conquistammo la vetta. Della postazione missilistica nemmeno l’ombra, scorgemmo sulla montagna di fronte una bandiera alzata, guardando meglio con l’ottica si materializzò come per incanto la rampa missilistica, la cosa non ci fece piacere, lo scendere a valle presupponeva un’ulteriore salita fino all’OBJ che però non era situato sulla sommità della montagna, ma a metà costone. Il gorgoglio del ruscello che placido scorreva a valle accompagnò le strette di mano che scambiammo per infonderci coraggio e tirare su il morale della squadra ormai sfiancata. Arrivati a 200 metri dall’Obj, proposi di non attaccare frontalmente, sapevo di chiedere molto, forse troppo alla squadra, che tutto avrebbe voluto in quel frangente, tranne raggiungere la sommità della montagna nel tentativo di aggirare la postazione e piombargli dall’alto. Intuivo che l’interdizione si sarebbe aspettata un attacco frontale, il fatto di ricevere fiducia dal team, mi spinse a non sentire la fatica. Sospingendoci e sorreggendoci a vicenda arrivammo in vetta, per poi ridiscendere in direzione della postazione missilistica. Cercammo di evitare il minimo rumore per scongiurare l’ipotesi di essere uditi dagli avversari che sentivamo discorrere, almeno fino a quando non sopraggiunse il silenzio, qualcosa non quadrava…una raffica diretta verso l’intrico di rovi ove ci trovavamo concretizzò il vago dubbio di esser stati scoperti. Quindici metri all’OBJ! Il pesante fuoco dei compagni permise a me e Vasiliy di procedere senza esser uditi. Otto metri all’obiettivo! Non rimaneva che uscire allo scoperto e piazzare il C4, purtroppo però la vegetazione era molto fitta e fui costretto a sdraiarmi ventre a terra per avanzare, eliminai due avversari cominciando a correre verso la postazione missilistica, solo cinque metri mi dividevano da quel pezzo di metallo per il quale avevamo dato il massimo… quattro metri, estrassi l’esplosivo… due metri, avvertii delle raffiche e pregai affinché nessun BB mi colpisse, un metro…volevo fortemente far saltare la postazione, non solo per vincere, desideravo più di ogni altra cosa che la fatica spesa ed il sacrificio richiesto alla squadra, non fossero stati vani. Finitaaaaaaa!!!! Esplosivo piazzato ed obiettivo
raggiunto!!! Un urlo di liberazione permeò l’aria. Gli sguardi stupiti dell’interdizione che si interrogavano su come avessimo fatto ad attaccareda quella posizione, ci rinfrancarono e per un istante il dolore alle gambe e la fatica sparirono per poi tornare in seguito acuiti. Volevamo riposarci, faceva freddo, eravamo sudati ed ansanti, nessuno però voleva mollare, non avevamo la benché minima idea della distanza che ci separava dagli ultimi due Obj, ma potevamo intuirlo, anche se nessuno accennò nulla a riguardo, quasi per scongiurare la realtà dei fatti: il pensiero non osava andare dove le nostre gambe poi ci avrebbero condotto, ma andiamo con ordine. Ci dirigemmo sulla strada con la speranza di intercettare, bloccare ed annientare la postazione missilistica mobile, erano trascorse cinque ore dall’inizio della gara, cinque maledette ore di marcia forzata, non avevamo le energie sufficienti nemmeno per parlare e volevamo risparmiarle. La colonna procedeva silente lungo i ripidi pendii di quelle alte montagne che immote ci osservavano. Cercammo di avanzare compatti, ma i crampi si fecero sentire e qualcuno fu costretto a togliersi gli anfibi per evitare che il dolore lo bloccasse sul posto. Arrivati in prossimità della strada avvertimmo il rombo di un motore, pensai che questa volta la fortuna ci avesse arriso, speravo che la postazione missilistica mobile fosse davvero a poca distanza. Accellerai il passo, la vescica al piede mi doleva, ma strinsi i denti così come fece il resto della squadra. Arrivato in vista della postazione mobile che stazionava sulla strada, mi accorsi della presenza di un furgone contenente alcuni uomini della scorta a circa venti metri, esortai via radio la squadra ad accelerare il passo e raggiungermi, i primi ad arrivare furono Willer e Charlie, non avevamo il tempo per attendere l’arrivo di tutti i compagni, spezzati i Cylume e lanciati davanti alla postazione missilistica al fine di bloccarne un’eventuale avanzata, aprii il fuoco cogliendo di sorpresa e colpendo un elemento dell’interdizione, gli ottimi Willer e Charlie fecero altrettanto eliminando un altro avversario, con la coda dell’occhio vidi Barak, Ser, Vasily, Wolverine e Bersek correre con le ASG in caccia verso la scorta alla postazione missilistica che fu talmente sorpresa di quella repentina sortita, che alzò le mani in segno di resa, accucciatomi scorsi i piedi degli ultimi due elementi dell’interdizione rifugiati dietro al mezzo, li eliminai entrambi, estrassi il C4 per poi piazzarlo all’interno della rampa mobile. Obiettivo raggiunto! Ci togliemmo rapidamente dalla strada per evitare di essere individuati da eventuali rinforzi dell’interdizione ed arrivati sulla sommità di un promontorio, forse l’unico in quella zona con un dislivello di 100 metri, ci gettammo a terra ansanti e sudati. Vidi i miei compagni soddisfatti, ma non ne esisteva uno che non accusasse qualche dolore, chi aveva le ginocchia a pezzi, chi i crampi, chi i calzini di una colorazione tendente al rosso a causa delle vesciche sanguinolente. Dovevamo conquistare l’ultima postazione missilistica, inutile dire che si trovava sulla sommità di una montagna. Ci rialzammo aiutandoci a vicenda e proseguimmo guidati dall’ottimo Charlie che fino a quel momento non aveva mai fallito la navigazione, i cinque chili di equipaggiamento di cui ognuno era dotato sembravano triplicare ad ogni passo, la salita diveniva sempre più ripida, una menzione d’onore va a Barak, Ser e Willer che, oltre all’equipaggiamento personale, recavano le ASG di riserva per sopperire ad eventuali malfunzionamenti. Eravamo allo stremo delle forze ed al limite della sopportazione, a peggiorare le difficili condizioni in cui vertevamo si aggiunse una sottile pioggia, che rendeva il terreno roccioso scivoloso e più dura l’avanzata. Nel procedere ripetevo “è una passeggiata” oppure “non è pioggia, non fa freddo” cercavo di farmi coraggio e magari infonderlo, ma stavamo per cedere, avevamo percorso decine di chilometri ed ormai erano cinque ore e mezza che marciavamo. Vasiliy crollò e rimase a terra sostenendo che non avrebbe continuato, aveva dato il massimo stando sempre in prima linea, non poteva pretendere di più dal suo corpo, anche se non fisicamente, ci avrebbe accompagnato alla conquista di quell’ultima postazione missilistica, ne avevamo la certezza. Vidi Bersek, Ser, Wolverine e Willer abbandonare a terra il tattico e l’equipaggiamento… era finita, non avrebbero proseguito e tutta la fatica sofferta per arrivare sin li sarebbe stata vana, la certezza che non avremmo preso l’ultimo OBJ si fece sempre più largo nei nostri pensieri. Il silenzio fu rotto da Bersek che esclamò: “procederemo più leggeri, ho preso solo i caricatori” forza ragazzi! Non stavano mollando allora! Con rinnovata speranza guardai la vetta, accellerai addirittura il passo per far in modo che il morale della squadra non crollasse, mi chiesi se qull’ultimo sforzo potesse davvero servire. Arrivammo in vista dell’obiettivo con un uomo in meno ed appesantiti dall’acqua che permeava le mimetiche. La pioggia divenne sempre più insistente, era così fredda che anestetizzava un po i dolori muscolari. Altre squadre erano in attesa di attaccare la postazione e suggerii, memore del successo ottenuto nella conquista del precedente obiettivo, di dirigerci verso la cima più alta ed attaccare da li. Dopo dieci minuti di marcia incontrammo una pattuglia dell’interdizione che eliminammo prontamente, ma il caposquadra ci obbligò a mantenere la posizione ed attendere il nostri turno per attaccare. Passò mezzora, rigagnoli di pioggia scendevano lungo il collo per poi proseguire lungo la schiena. Nonostante il freddo gioimmo per il fatto di esserci fermati. Coperti dal fango sognavamo un pasto caldo, alcuni non avevano nulla da mangiare, cosa che contribuì a sfiancarli ulteriormente, quel po che avevamo lo dividemmo in parti uguali. L’autorizzazione a muovere sembrava non arrivare più ed una nuvola accolta come una benedizione, si distese avvolgendo la vegetazione tutt’intorno impigliandosi tra i rami dei bassi arbusti. La visibilità fu dimezzata. Finalmente arrivò il via, nonostante non avessimo raggiunto la sommità della montagna, eravamo in posizione favorevole, scorsi sagome scure correre ovunque. Grande l’operato di Ser che falciò gli avversari con estrema precisione! Per evitare una raffica che colpì Bersek, che prima di cadere tolse di mezzo un paio di avversari, mi gettai in un cespuglio. Le gocce d’acqua riempirono gli interstizi della rete montata sulla maschera riducendo ulteriormente la visuale, tutto taceva. La squadra fu decimata, rimanemmo in vita solamente io e Ser, erano passati otto minuti ed a breve sarebbe stato chiamato il fine ingaggio, vidi una sagoma nera stagliarsi all’orizzonte, d’apprima la scambiai per un cespuglio poi distinsi chiaramente le spigolosità della rampa missilistica. Lasciai il fucile a terra e corsi disperatamente, in quel momento non pensai nulla, pregai. Finitaaa!!! Riuscii ad inserire l’esplosivo nei cilindri della rampa… postazione conquistata con soli sette elementi! Era davvero finita…..una volta scesi a valle, fummo accolti dalle grida di giubilo di Vasiliy. Seguimmo le coordinate GPS (astutamente rilevate al mattino da Wolverine) fino al punto d’esfiltrazione, al quale giungemmo esausti. Compresa la mezzora d’attesa trascorsa all’ultimo OBJ, calcolammo un tempo totale di gara di sei ore e trenta.

Lasciammo quelle montagne chiuse nei loro segreti, uniche testimoni di quanto accaduto, avevamo sofferto per loro e con loro, nonostante tutto non potevamo esimerci da amarle.
Spero di esser stato un buon capo squadra, spero oggi di aver fatto bene e dato il massimo, spero di non aver deluso le aspettative dei miei compagni così come loro non hanno deluso le mie.
Il primo posto è stato meritato ampiamente, un ringraziamento particolare va ai club organizzatori “Compagnia Easy” ed “SBS” per aver curato l’evento in ogni minimo dettaglio e per averci offerto, per la prima volta, la possibilità di svolgere una gara tarata su difficoltà estreme.
Tornate alle vostre case Band of Brothers, portate con voi il ricordo di quanto vissuto, delle esperienze che ci hanno legato, delle sofferenze di cui ognuno si è fatto carico dividendone il peso con il resto del Team. Raccontate che oggi a trionfare, sono state la volontà e la tenacia che ci hanno spinto ad arrivare fino alla fine per dimostrare a noi stessi ed al mondo, che nulla è impossibile se affrontato spalla a spalla, se affrontato da veri amici quali noi siamo.

Nick: Diomede

Ruolo: Membro Consiglio Direttivo

Team: Band of Brothers

 
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